Per la connessioni di impianti di produzione di energia elettrica occorre far riferimento al TICA (Testo Integrato delle Connessioni Attive), deliberato dall’AEEGSI (Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico), e alle norme tecniche CEI 0-16 e CEI 0-21.

Il TICA stabilisce le modalità e le condizioni tecnico economiche per la connessione alla rete degli impianti di produzione di energia elettrica, ovvero definisce i ruoli e gli obblighi del produttore e del distributore di energia.

Le norme tecniche CEI 0-16 e la CEI 0-21 rappresentano le regole tecniche di riferimento, rispettivamente per le connessione di Utenti attivi e passivi alle reti AT ed MT e per le connessioni di Utenti attivi e passivi alle reti BT, delle imprese distributrici di energia elettrica.

L’articolo 54 del TUA (Testo Unico delle Accise) definisce l’Officina Elettrica come “il complesso degli apparati di produzione, accumulazione, trasformazione e distribuzione dell’energia elettrica esercitati da una medesima ditta, anche quando gli apparati di accumulazione, trasformazione e distribuzione sono collocati in luoghi distinti da quelli in cui si trovano gli apparati di produzione, pur se ubicati in comuni diversi.”

Occorre richiedere la licenza di esercizio dell’Officina Elettrica, ovvero l’autorizzazione all’esercizio della specifica attività, all’Ufficio delle Dogane competente per il territorio dov’è installato l’impianto, per i seguenti soggetti definiti “obbligati”:

  • centrali di produzione per uso proprio/promiscuo
  • soggetti che procedono alla fatturazione di energia ceduta attraverso la propria rete di distribuzione
  • acquisto per uso proprio con impiego promiscuo per potenza superiore a 200 kW
  • facoltativamente con impiego unico e previa trasformazione per potenza superiore a 200 kW

È invece necessaria una sola comunicazione di inizio attività nei casi in cui la centrale di produzione cede in blocco l’energia, ovvero per quei soggetti definiti “non obbligati”.

Il TUA  stabilisce che l’energia elettrica è sottoposta ad accisa al momento della fornitura ai consumatori finali ovvero al momento del consumo per l’energia elettrica prodotta per uso proprio.

I soggetti “obbligati” sono pertanto tenuti alla dichiarazione annuale utile al fine di fornire tutti gli elementi necessari per l’accertamento e liquidazione del debito d’imposta, mentre i soggetti “non obbligati” devono presentare una dichiarazione riepilogativa.

La produzione combinata di energia elettrica e termica in uno stesso impianto prende generalmente il nome di cogenerazione. Essa incrementa l’efficienza di utilizzo del combustibile fossile fino ad oltre l’80%: a ciò corrispondono minori costi per l’approvvigionamento del combustibile fossile e minori emissioni di inquinanti e di gas ad effetto serra rispetto alla produzione separata di elettricità e di calore.

Il D.Lgs. n. 20 del 08/02/2007 ed il DM 04/08/2011 stabiliscono che la Cogenerazione può definirsi ad Alto Rendimento (CAR), se il valore del risparmio di energia primaria (PES) che consegue è almeno del 10% oppure se assume un qualunque valore positivo, nel caso di piccola cogenerazione (< 1 MWe) o micro-cogenerazione (< 50 kWe).

Per le unità di cogenerazione riconosciute CAR è previsto l’accesso al sistema dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) o Certificati Bianchi, secondo le condizioni e le procedure stabilite dal Decreto ministeriale 5 settembre 2011.

I TEE sono riconosciuti per un periodo pari a:

  • 10 anni solari per unità di cogenerazione che ottengono la qualifica CAR a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di entrata in esercizio dell’unità di cogenerazione
  • 15 anni solari per unità di cogenerazione che ottengono la qualifica CAR abbinate a reti di teleriscaldamento a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di entrata in esercizio dell’unità di cogenerazione.

Per ottenere i TEE, entro il 31 Marzo di ogni anno occorre inviare al GSE la domanda di riconoscimento CAR relativa all’anno solare precedente.

La Direttiva 2003/87/CE e successive modifiche hanno introdotto l’ETS (Emissions Trading Scheme), uno strumento adottato dall’Unione Europea, in attuazione del Protocollo di Kyoto, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori, ovvero i settori industriali caratterizzati da maggiori emissioni di CO2.

L’ETS è un sistema “cap&trade“, ovvero fissa un tetto massimo (“cap”) al livello totale delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati dal sistema, e consente ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (“trade”) diritti di emissione di CO2 (“quote”) secondo le loro necessità, all’interno del limite stabilito.

Tra i soggetti vincolati ci sono gli impianti termoelettrici, gli impianti industriali sia nel campo della produzione di energia che nel campo manifatturiero (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, cemento, ceramica e laterizi, vetro e carta) e gli operatori aerei.

La Direttiva 2003/87/CE e s.m.i. prevede che gli impianti dell’Unione Europea con elevati volumi di emissioni non possono funzionare senza autorizzazione ad emettere gas serra. Inoltre, questi ultimi hanno l’obbligo di monitorare annualmente le proprie emissioni e di compensare queste tramite l’acquisto di quote di emissione europee, le quali possono essere acquistate e vendute dagli operatori facenti parte del sistema ETS dell’Unione Europea. Oltre a queste quote, gli impianti al fine di mantenere l’autorizzazione, possono utilizzare anche crediti di emissione non europei, i quali derivano da progetti realizzati in ambito dei meccanismi del protocollo di Kyoto, ovvero CDM (Clean Development Mechanism) e JI (Joint Implementation).

I gestori degli impianti possono generalmente scegliere tra investire per ridurre le proprie emissioni tramite l’introduzione di tecnologie a basso contenuto di carbonio e tramite misure di interventi di efficienza energetica, oppure acquistando quote.